OLTRE IL
CONDOTTIERO
Capitano di ventura tra i più celebri del Quattrocento, Colleoni (1395-1475) legò la sua vita a Bergamo e alla Serenissima. Guerriero abile, ma anche uomo di visione, lasciò in eredità opere d’arte, istituzioni e fondazioni che ancora oggi testimoniano il suo nome. Mecenate e filantropo, volle che il ricordo della sua figura fosse legato non solo alla gloria militare, ma anche alla cura della città e della sua comunità.
BIOGRAFIA
Il 3 novembre del 1475 moriva nel Castello di Malpaga Bartolomeo Colleoni: era nato a Solza, vicino a Bergamo, probabilmente nel 1395 come si desume dall’iscrizione della lastra posta accanto al suo corpo nella sepoltura (generalis invictus / vixit annos lxxx / imperavit iiii et xx / obiit. iii. novembris / cccclxxv supra / mille).
Colleoni fu avviato, alla carriera militare appena quattordicenne al seguito di Filippo Arcelli signore di Piacenza. Dal 1418 al 1429 fu a servizio di Giovanna II, regina di Napoli – che gli concesse lo stemma personale costituito da due teste di leone a fauci spalancate unite da due bande argentee – e successivamente combattè per Firenze contro Lucca.
Nel 1431 Bartolomeo iniziò a servire la Repubblica di Venezia sotto il comando del Carmagnola, eccellendo come tattico della guerra di montagna, in Valtellina e Valcamonica, e nelle successive battaglie contro il ducato di Milano per la difesa dei territori di Bergamo e Brescia.
Gli anni quaranta del secolo, lo videro protagonista, tra alterne fortune politiche – inclusa una prigionia sotto i Visconti – e con diversi cambi di fronte, delle guerre tra Milano e Venezia concluse con la Pace di Lodi del 1454, che gli valsero, nel 1455, il titolo di Capitano Generale della Serenissima e la concessione di ampi feudi nella bergamasca. Arbitro degli equilibri militari e politici del confine occidentale dello Stato di Terraferma, al fine di rafforzare la propria fama si impegnò in diversi progetti bellici e alleanze diplomatiche per indebolire il ducato di Milano (tra le quali quella con gli Angiò di Napoli che gli valse il diritto di aggiungere lo stemma angioino al proprio).
Nel 1456 acquistò il castello di Malpaga, strategico per le funzioni di controllo del confine tra Milano e Venezia. L’antica rocca, restaurata, ampliata e fortificata, abbellita da una ricca ornamentazione pittorica, divenne dal 1458, la residenza principale del condottiero e della sua corte.
Nel complesso e variegato sistema delle sue residenze, diffuse nei territori padani oltre che a Bergamo e a Brescia, Malpaga rappresenta anche simbolicamente il potere e la ricchezza di Bartolomeo Colleoni divenendo fulcro del suo mecenatismo e ospitale luogo di accoglienza per diplomatici, umanisti, regnanti (memorabile nel 1474 la visita del re Cristiano I di Danimarca in viaggio verso Roma).
Abile stratega militare – usò tra i primi l’artiglieria leggera in battaglia – Colleoni fu anche un avveduto amministratore del vasto patrimonio immobiliare ricevuto in concessione e ampliato con accorte acquisizioni, e impiegò le sue ricchezze per ammodernare l’agricoltura e introdurre significative innovazioni per la gestione e la politica delle acque.
Mecenate e filantropo legò la sua vita alla Serenissima e a Bergamo lasciando in eredità alla Città e al territorio edifici religiosi e civili, opere d’arte e istituzioni che ancora oggi testimoniano il suo nome.
Nel 1466 istituì la Magnifica Pietà Colleoni (oggi noto come Luogo Pio della Pietà Istituto Bartolomeo Colleoni) con una donazione inter vivos finalizzata a fornire doti alle fanciulle bergamasche.
Colleoni ebbe otto figlie femmine per le quali dispose un’accorta politica matrimoniale. Ursina, Caterina e Isotta si unirono a tre membri della potente famiglia bresciana dei Martinengo. Ai figli di Ursina, primogenita, sarebbero state assegnate le maggiori ricchezze e la continuazione del nome (Martinengo Colleoni).
Con il testamento e il codicillo dettati sul letto di morte (il 27 e il 31 ottobre 1475), Bartolomeo Colleoni organizzò dettagliatamente la successione familiare, destinò le paghe arretrate alla Serenissima per la difesa contro i Turchi e chiese che un suo monumento a cavallo venisse collocato in Piazza San Marco. La statua fu affidata dal governo della Repubblica di Venezia ad Andrea del Verrocchio, ma venne terminata da Alessandro Leopardi ed eretta in Campo San Giovanni e Paolo. Al Luogo Pio della Pietà venne imposto il completamento, la manutenzione e l’ufficiatura perpetua della Cappella Colleoni, suo mausoleo.
TESTIMONIANZE ARTISTICHE E FAMILIARI:
La Cappella Colleoni, uno dei principali monumenti dell’architettura lombarda del Rinascimento.
Il Commentarium della vita del Capitano, raccolto dall’umanista Antonio Cornazzano alla corte di Malpaga entro il 1473, quando Colleoni era ancora vivente, rappresenta il monumento letterario delle sue gesta e delle sue virtù. Il codice, confezionato magnificamente per la Città di Bergamo in fine pergamena e profusione di oro e d’argento, è conservato nella Biblioteca Civica Angelo Mai.
Il ritratto eseguito da Giovan Battista Moroni (1566), protagonista alla mostra all’Accademia Carrara, è il volto più celebre del condottiero. L’opera, in prima tela, è conservata presso il Luogo Pio della Pietà Colleoni.
La sua statua equestre, opera di Verrocchio e Leopardi (1480-88), è considerata uno dei capolavori del Rinascimento italiano e si erge imponente a Venezia.
Il ritratto eseguito da Giovan Battista Moroni (1566), protagonista alla mostra all’Accademia Carrara, è il volto più celebre del condottiero. L’opera, in prima tela, è conservata presso il Luogo Pio della Pietà Colleoni.
La sua statua equestre, opera di Verrocchio e Leopardi (1480-88), considerata uno dei capolavori del Rinascimento, si erge imponente a Venezia.